Il Museo Puškin (in russo: Государственный музей изобразительных искусств им.А.С.Пушкина, Museo statale di arti figurative A.S.Puškin) si trova in via Volkhonka 12 a Mosca, in Russia, e possiede la più grande collezione di arte europea della città. Il museo comprende opere di: Agnolo Bronzino, Paolo Pagani, Claude Monet, Pablo Picasso, Pierre-Auguste Renoir, Edgar Degas, Paul Cézanne, Marc Chagall, Vincent Van Gogh, ed altri ancora. Il nome del museo è fuorviante, in quanto non ha niente a che fare direttamente con il celebre poeta russo Aleksàndr Sergeevič Puškin. Il fondatore del museo, infatti, fu Ivan Tsvetaev (padre della poetessa Marina Tsvetaeva). Tsvetaev persuase il giovane milionario Yury Nechaev-Maltsov e l'architetto Roman Klein dell'urgenza di dare a Mosca un museo di belle arti Progettato da Klein e Shukhov, finanziato da Maltsev, la sede del museo fu edificata dal 1898 al 1912. Il sogno di Tsvetaevsi realizzò nel maggio 1912, quando il museo aprì i battenti al pubblico. Il museo fu originariamente intitolato a Alessandro III, sebbene il governo avesse dato solo 200.000 rubli per la costruzione, contro gli oltre due milioni di Nechaev-Maltsev. Le prime opere esposte furono copie di antiche statue, ritenute essenziali all'educazione degli studenti d'arte. I soli oggetti autentici - il papiro di Mosca e il Viaggio di Wenamun - furono donati al museo da Vladimir Golenishchev tre anni dopo. Dopo il trasferimento della capitale russa a Mosca, nel 1918, il governo dei Soviet decise per il trasferimento di migliaia di opere dal Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo alla nuova capitale. Questi dipinti formarono il primo nucleo di opere "europee" del Puškin. L'apporto principale di opere fu, però, successivo. Il nucleo fondamentale di opere oggi in esposizione al Museo Puškin si deve alle collezioni private di due mercanti russi: Sergey Shchukin (1854-1936) e Ivan Morozov (1871 – 1921). Entrambi appassionati di pittura impressionista e post-impressionista, collezionarono centinaia di tele ognuno. Shchukin, amante anche di Matisse e dei capolavori cubisti, aprì spesso le porte della sua abitazione per mostrare agli intellettuali russi la sua collezione privata. Successivamente alla Rivoluzione russa del 1917, lo Stato decise di nazionalizzare le collezioni, che rimasero però collocate nelle rispettive abitazioni dei collezionisti: le due case museo presero così il nome di Primo museo di pittura moderna occidentale (la casa di Shchukin) e Secondo museo di pittura moderna occidentale (la casa di Morozov). Le collezioni vennero riunite nel 1928 nel Museo di pittura moderna occidentale: la forte influenza del regime nelle produzioni artistiche, orientate verso il realismo socialista, fece sì che il museo venisse boicottato ed additato come cattivo esempio di influenze artistiche lontane dalla scelta dello Stato. Nel 1948 la collezione subì uno smistamento presso altri musei, come l'Ermitage di Leningrado (ora San Pietroburgo) e, appunto, il Museo Puškin. Dopo aver cambiato nome nel 1937, venendo intitolato al poeta Puškin, in occasione del centenario della sua morte, il museo ha ospitato nel secondo dopoguerra, per 10 anni, la collezione della Gemäldegalerie di Dresda. La collezione fu infine resa alla DDR, nonostante l'opposizione dei curatori del museo. Il museo rimane comunque uno dei principali depositari del tesoro di Priamo, dissotterrato a Troia da Heinrich Schliemann e confiscato dal Pergamonmuseum di Berlino dall'Armata Rossa. Il festival di musica internazionale Le notti di dicembre di Svyatoslav Richter si tiene al museo Puskin dal 1981.