MOCKBA 1147
Yuri Dolgoruky
Le prime notizie certe di Mosca risalgono al 1147 e fanno riferimento ad un incontro tra il principe Jurij Georgij ed un nobile suo alleato. La data del 1147 è ritenuta quella della fondazione della città, anche perchè solo da allora si fa espressamente riferimento a Mosca nella toponomastica ufficiale. Jurij era il figlio minore di Vladimir Monimach ed era conosciuto come Dolgorukij (lungamano) per il suo temperamento irrequieto e per la sua continua ricerca di nuovi possessi. Salito sul trono di Kiev nel 1155, all'età di 65 anni, ordinò l'anno successivo di costruire le fondamenta del "grad" di Mosca alla confluenza nella Moscova dei fiumi Neglinnaja e Jauza. La fondazione del "grad" non coincise tuttavia con quella della città vera e propria: in una prima fase si trattò di un nuovo complesso fortificato per la difesa delle prime sedi sorte sul colle Borovitovskij, proprio dove oggi sorgono il Palazzo Grande del Kremlino e il Palazzo dell'Arsenale. Mosca collocata presso il confine nord-orientale della Russia, godeva di sostanziali privilegi nei confronti di altre località fortificate e cio consentì nel tempo, l'acquisizione di una maggiore preponderanza ed influenza nell'assetto socio-economico e politico dei territori slavi. Ben presto la città divenne un punto di riferimento nell'econimia e nelle relazioni sociali dei popoli slavi e in breve tempo venne a trovarsi al centro di una raggiera di arterie ed itinerari commerciali che la univano alla grande Novgorod, alla Polonia, alla Lituania e sino al principato di Rostov. Le influenze commerciali moscovite si spingevano sino al lontano Pomorje ed alle colonie genovesi sul mar Nero. Anche sotto l'aspetto delle relazioni internazionali la Russia di Dolgorukij non viveva certo in condizioni di isolamento: basti pensare che le sorelle di suo nonno sedevano su importanti troni europei. Elisabetta era infatti regina di Norvegia, Anna era la consorte di Enrico I, re di Francia e Anastasia era regina d'Ungheria. Alla morte di Dolgorukij, Mosca rimarrà per circa un secolo senza principe, fino a Daniil, figlio minore ed erede di Aleksander Nevskij. Alla fine del XIII secolo, si assiste ad un progredire delle attività commerciali e artigianali e la città acquisisce nuovi territori, anche in virtù della felice collocazione geografica che la pone al centro di una regione abitata dalle antiche popolazioni che, venute a contatto con i ceppi slavi di Novgorod, costituirono una sorta di nucleo: il grande centro nazionale russo. Di quell'epoca, ci rimangono scarse tracce quali i resti di palizzate semicarbonizzate rinvenuti nei sotterranei della cattedrale dell'Annunciazione all'interno del Kremlino e una comune casa di abitazione, miracolosamente scampata ad un incendio.
Questi elementi attestano comunque la gravità delle devastazioni arrecate con il fuoco durante le scorrerie delle tribù nomadi. La testimonianza di un grosso incendio, seguito alle invasioni dei Tartari e dei Mongoli, è leggibile sul colle Borovitskij, dove si possono vedere le tracce di uno spesso strato di cenere e carbone. La città, pur se duramente provata, non scomparve, ne venne sminuita d'importanaza, ma anzi crebbe in prosperità economica e in popolazione. La nuova fioritura di Mosca, fu incentivata dal volontario trasferimento delle popolazioni di confine che si vedevano esposte al rischio di incursioni di tribù nomadi. Fu proprio durante questo difficile periodo della storia russa che i moscoviti sostituirono, per le loro costruzioni, il tradizionale impiego del legno, con quello più sicuro e resitente della pietra. A quell'epoca Daniil Aleksandrovich, primo principe di Mosca, ebbe ad affermare che le costruzioni in pietra trasformato la città in un principato indipendente. Il figlio di Daniil, Ivan, venne denominato Kalità (sacco d'argento) a causa della sua avarizia. Costui consolidò ulteriormente le posizioni della città e pose i territori di Mosca e di Vladimir al centro dei propri possedimenti. Allo stesso tempo, in virtù di un accordo con il metropolita Pietro che trasferì la propria residenza da Vladimir a Mosca. Ivan accrebbe il proprio prestigio, ottenendo la supremazia assoluta nei confronti degli altri principi indipendenti della Russia medievale. I successi della politica di Ivan trovarono riscontro anche in una serie di nuove realizzazioni, di notevole significato urbanistico ed architettonico, che vennero portate a compimento. sorsero la cattedrale dell'Assunzione e quella principesca dell'Arcangelo Gabriele (interno Kremlino). Tra il 1339 e il 1340, Ivan dispose anche l'edificazione della cinta urbana di Mosca. Tuttavia il complesso di queste fortificazioni durò appena una quindicina di anni a causa dell'esclusivo utilizzo dei tronchi di quercia. Nel 1365 il kremlino venne di nuovo distrutto da un incendio, cio spinse Dmitrij Donskoij, nipote di Ivam a costruire una nuova fortezza in pietra bianca. Tracce delle antiche fondamenta sono state rinvenute nel 1930, durante alcuni lavori di restauro. Da questi resti è stato possibile calcolare che lo spessore delle mura di cinta variasse da due a tre metri. Da allora Mosca assunse l'appellativo di Bjelokamennaja (città in pietra bianca).. Dimitrij poteva orgogliosamente affermare che il kremlino era divenuto oramai il simbolo tangibile della crescente potenza di Mosca, capace di aggregare attorno a sè le forze emergenti degli altri principati. La forza e la possibilità di difesa di Mosca rappresentavano una garanzia contro le invasioni dall'esterno, segnando allo stesso tempo un punto di riferimento per la liberazione delle terre russe. dallìoppressore. L'8 settembre 1380 Dmitrij si pose alla testa di 150.000 armati e mosse contro le orde tartare. L'epica battaglia di Kulikovo comportò la morte di almeno 200 mila persone La memoria di quella storica giornata è rimasta impressa nell'architettura moscovita. Ricorderemo la via Solianka da dove partirono e rientrarono gli armati, la chiesa di Ognisanti in Kulinski, sull'attuale piazza Slavianskaja, che conserva le fondamenta innalzate nel 1380, allorchè Dmitrij ne ordinò la costruzione per celebrare la vittoria; il Monastero della Natività fondato nel 1386 dalla madre di Vladimir Andreevich Chrabrji (cioè il coraggioso), che fu l'eroe della battaglia. La vittoria di Kulikovo, pose le basi ad una rinnovata coscienza nazionale e ad una ritrovata solidarietà, che costituiranno un fertile terreno sul quale germoglierà una nuova cultura. Nel 1439 la città si oppose con successo alle incursioni del Khan Ulu Mohammad, che fu sconfitto da Vladimir Chovrin, proprio nel luogo dove oggi sorge il quartiere vecchio Arbat. Allo stesso tempo i rappresentanti dello Stato russo opposero un categorico rifiuto alla proposta, avanzata nel Concilio di Firenze, di unire la chiesa ortodossa con quella cattolica. Tale rifiuto, rispecchiava le ostilità nei confronti del potere temporale del pontefice romano.
Nel 1453 la caduta di Costantinopoli, nelle mani dei Turchi Ottomani fece prenderew consistenza all'idea di Mosca vista come una terza Roma, erede dell'impero di Bisanzio. E' di quei tempi la leggenda che vuole Mosca, al pari di Roma, edificata su sette colli. Da questo momento sulla Russia si appuntarono le speranze dell'intera Europa occidentale, per far fronte al comune nemico: la potenza turca. Ivan III, pronipote di Dmitrij, consentendo a una proposta dei diplomatici vaticani di sposare Zoia-Sofia Paleolog, erede al trono di Bisanzio, rafforzò il prsestigio moscovita sullo scacchiere internazionale. Sul fronte esterno i suoi maggiori nemici rimasero i Tartari, la Lituania e i cavalieri Livoni, un ordine affine ai Templari e ai Teutonici. Nel 1480, crollata l'oppressione tartara, si avviò il processo di unificazione delle terre russe e si stabilirono nuove relazioni diplomatiche con le potenze emergenti dell'epoca: la Repubblica di Venezia, la Turchia,l'Ungheria, la Persia e la Danimarca. Ben presto Ivan III ed i suoi fedeli seguaci si posero il problema della rispondenza urbanistica, architettonica e militare della capitale di un giovane Stato, quale era appunto il principato di Mosca, ed apparve evidente che il Kremlino necessitava di nuove e più adeguate opere di fortificazione. Vennero studiate le nuove opere le nuove tecniche edilizie e l'impiego di nuovi materiali da costruzione (i mattoni) e persino le innovazioni introdotte dagli ingegneri e dagli architetti europei. Nel 1480, furono invitati a Mosca alcuni esperti di ingegneria ed architettura militare dell'Italia settentrionale, ritenuti i migliori in assoluto in Europa. Parallelamente ai lavori di ricostruzione del Kremlino, condotti dall'ingegnere italiano Aloisio da Milano (detto il Vecchio), venne intrapresa un'opera di ingegneria idraulica tendente a deviare le acque del fiume Neglinnaja dal Kremlino, creando un ulteriore ostacolo per eventuali nemici. Ma le mura del Kremlino rimasero l'unica difesa in pietra della città per breve tempo. già nel 1538, sotto la direzione del capomastro Petrok Malyi, furono innalzate le mura del vicino Kitaj-gorod. Tra il 1586 ed il 1593, alla vigilia dell'intervento polacco-svedese, Fjodor Kon ed i suoi aiutanti portarono a compimento le nuove mura della città bianca (il tracciato degli odierni boulevard). Il gruppo di questo architetto, realizzò un perimetro murario che si sviluppava per 10 km in lunghezza, sormontato da ben 27 torri, delle quali 10 costituivano altrettante porte di accesso alla città. Nel frattempo la città cresce senza soste. Se all'inizio del XV secolo Mosca si limitava alla superficie occupata dal Kitaj-gorod, alla fine del medesimo secolo, la città comprendeva numerosi altri sobborghi. L'impronta urbanistica delle città del principato di Mosca, pur presentando delle differenze tra i vari centri, conservava una sostanziale identità nell'assetto del nucleo centrale, realizzato sulla falsariga del Kremlino moscovita. Quest'ultima realizzazione si conserverà intatta attraverso i secoli XIV-XV, giungendo in parte al XVII secolo, anche se alcuni particolari si sono conservati sino al XIX secolo. Un freno allo sviluppo urbanistico di Mosca si ebbe con la fondazione di Pietroburgo (1703) e con il successivo trasferimento della capitale nel 1712 in questa nuova città. Tra il 1714 e il 1728 viene addirittura vietata a Mosca la costruzione di edifici in pietra e le poche eccezioni in merito testimoniano lo scarso entusiasmo dei costruttori. Questa nuova situazione di fatto non compertò peraltro lo scadimento di Mosca a livello di centro provinciale: a contrario, a fianco delle tradizionali attività commerciali, Mosca inizierà a sviluppare le nuove tecnologie industriali, divenendo al contempo meta preferita d'esilio da parte dei nobili caduti in disgrazia.. Qui lontano dagli Zar e dalla sua corte, i nobili estrinsecano i propri costumi di vita, sottolineando in un certo qual modo la propria indipendenza. Mosca ha così nuovamente modo di ingrandirsi e di impreziosirsi in virtù delle numerose ville urbane che vi vengono edificate.
Nel 1812 Mosca paga a caro prezzo la pur breve permanenza in città delle soldatesche napoleoniche. Incendi e devastazioni su larga scala colpiscono duramente il tessuto urbano, rovinando letteralmente gòi antichi proprietari. Numerosi palazzi moscoviti vengono destinati all'uso industriale e mercantile, mentre le residenze più sontuose e grandiose sono acquistate dall'amministrazione cittadina per accogliervi istituzioni di prima necessità. Le nuove case di abitazione costruite dopo l'incendioebbero un'impronta assai più modesta; questa nuova dimensione nel costruire, senza dubbio piu riservata, è palese nelle realizzazioni dei due maggiori architetti attivi del primo quarto del XIX secolo: D. Gilardi ed A. Grigoriev. Ciò nonostante, anche nelle zone della città dove prevale la cosidetta edilizia perimetrale, ossia dove le case vengono allineate lungo il marciapiede, spesso attaccate tra di loro, riferisce l'antica memoria delle ville di un tempo nei cortili interni, assai ricchi di verde, che ricordano notevolmente i giardini di una volta. E' assai caratteristico, sotto questo aspetto, l'assetto topografico dell'oltremoscova, abitato in prevalenza dai mercanti. Questo quartiere (in russo Zamoskvorechje) è stato mirabilmente descritto dal celebre drammaturgo Aleksandr Ostrovskji. Nella sua casa, adibita a museo, nella via omonima, è possibile riconoscere un angolo di vita quotidiana nel quartiere dell'oltremoscova durante la seconda metà del XIX secolo. Agli inizi del 1860 l'abolizione della servtù della gleba coincise con un'intensa ripresa dello sviluppo urbanistico cittadino. A Mosca, affianco delle residenze dei magnati della finanza, vengono costruite, su progetto di Fyodor Sechtel, uno dei più qualificati architetti dell'epoca, case d'affitto con n umerosi appartamenti, la cui impronta architettonica per molti aspetti ricorda quella di analoghe realizzazioni dell'Europa occidentale. Tra le espressioni più eclatanti di questa nuova tendenza è da ricordare lo stile del moderno russo, i cui fiori all'occhiello sono costituiti dall'hotel Metropole, dall'hotel National, dagli edifici del ponte Kuznetskiy, dalla via Petrovka, dal vicolo omonimo e dalla via Bolshaya Dmitrovka. Dopo la rivoluzione d'ottobre, a Mosca si impone in prevalenza il costruttivismo, propugnato da un gruppo di architetti di talento, tra i quali emerge Melnikov. Assai interesssanti le esperienza progettuali dell'architetto Leonidov che, sebbene portati a compimento in minima misura, hanno reso noto il loro autore in tutto il mondo.