Solo qualche mese fa si era riparlato di Kiev e Minsk di nuovo come province di Mosca a rievocare tempi sovietici. In una strategia geopolitica di Gazprom, colosso russo del gas che sta progettando la costruzione di oleodotti quali il South Stream nel Mar Nero con ENI e il North Stream con la Germania nel Baltico proprio per bypassare i territori della Bielorussia e Ucraina, si era parlato di una Russia che ricominciava a coltivare il suo orto per “allineare” le ex repubbliche al suo volere, quando queste accortisi del pericolo di venire escluse dalle forniture di metano per far fronte ai loro rigidissimi inverni, avevano deciso a far fallire le rivoluzioni colorate finanziate dall’occidente cominciate nel 2004 volte a far entrare i paesi alle porte della Russia nell’Alleanza Atlantica nota con il nome di NATO, cedendo ai ricatti del Cremlino che ha usato come arma politica in suo possesso appunto il gas. Se l’Ucraina si è dimostrata fedele nel suo impegno assunto dal gennaio scorso con il nuovo presidente filo-russo Yanukovich, la stessa cosa non si può dire della Bielorussia che dopo un iniziale sodalizio con Mosca, è notizia di questi giorni che la stessa Bielorussia non paga il debito delle bollette e la Russia le taglia le forniture mettendo in pericolo non solo i paesi baltici, ma anche la Germania e la Polonia che usufruiscono del gas russo proprio tramite la Bielorussia come paese di transito. C’è da precisare che anche la Bielorussia contesta alla Russia di non aver pagato la cifra corretta sul gas in transito sul suo territorio. Inutile nascondere che tra il gigante e la sua ex protetta qualcosa si sia incrinato e non vi è alcun dubbio che la Russia userà di nuovo il gas come arma per allineare il suo ex paese satellite. C’è da capire perché questo idillio iniziato solo alcuni mesi fa si sia già interrotto. Le cause potrebbero essere due. La prima è da cercare in Asia centrale e precisamente nel Kirgizstan, dove il deposto presidente Bakiev salito al potere nel 2005 con la rivoluzione dei tulipani appoggiata dagli USA, giudicato da sempre quindi troppo filo-americano per aver acconsentito all’installazione di una base militare USA nel Kirgizstan in concomitanza con una russa abbia trovato asilo politico e protezione proprio in Bielorussia dopo essere stato sollevato dal potere con un golpe nello scorso aprile per instaurare un governo provvisorio guidato da Roza Otunbayeva, subito approvato dalla Russia che ovviamente è ritenuta come regista dell’operazione di cambio del potere. Gli episodi degli ultimi giorni hanno riscontrato violenti scontri nel sud del Kirgizstan che rappresenta la roccaforte di Bakiev che è stato accusato di fomentare queste rivolte per ritornare al potere, quindi è probabile che la Russia si sia risentita del fatto che la Bielorussia protegga un leader Kirghiso troppo filo-americano. La seconda ipotesi è di tutt’altra natura e cioe prettamente economica e contrastante con la prima. In questi giorni stiamo assistendo alla visita del presidente russo Medvedev in America per discutere dell’ingresso della Russia nel WTO (World Trade Organization), la quale operazione danneggerebbe proprio la Bielorussia che contava in una cooperazione doganale con il suo protettore, e quindi si sia rifiutata di pagare le forniture di gas destabilizzando le forniture verso l’Europa per convincere il Cremlino ad un’alleanza doganale con la Bielorussia. Ovvio che l’arma dalla parte del manico c’è l’ha la Russia e quindi solo i prossimi giorni potranno chiarire meglio questa intricata e inattesa situazione creatasi tra la Russia e il suo protetto. Certo che se la Russia dovesse sottovalutare la cooperazione coi suoi paesi ex satelliti per salvaguardare una maggiore cooperazione con gli USA a mio avviso a fronte di una maggiore politica energetica dominante verso le rotte europee, perderebbe tanto nella fiducia degli alleati in Medio Oriente come ad esempio l’Iran, rischiando di lasciare troppo spazio agli USA stessi e la Cina in quadro sempre più caotico e in conflitto di interessi tra le parti in causa. Ancora una volta colgo l’occasione per rammentare il disastro causato dal crollo del muro di Berlino avvenuto nel 1989 che ha causato una serie di episodi a catena trascinando il mondo nel più assoluto caos, giudicato da Putin come il più grave errore socio-politico del ‘900.