La Russia si propone come mediatore affidabile nella gestione della delicata questione del Nagorny-Karabakh, la regione abitata da armeni ma situata nel territorio azero e rivendicato appunto dall'Armenia con forte presenza militare sul territorio azero. Ricordiamo che dopo la Perestrojka come molte altre questioni sociali scoppiò anche quella del Nagorny-Karabakh, dove armeni ed azeri furono trascinati in violente guerre intestine agli inizi degli anni '90 per il controllo dei territori nel Caucaso di imponente importanza geostrategica, conflitti questi mascherati da interetnici-religiosi, alimentati dall'Occidente che corteggiava la parte azera, essendo l'Azerbaidjan un Paese che affaccia sul ricchissimo bacino del Caspio, e ricchissimo di gas naturale, rappresentando dunque un'alternativa abbastanza solida alla Russia che a sua volta appoggia l'Armenia militarmente a mantenere truppe in territorio azero mantenendo quindi sotto scacco la dirigenza azera divenuta troppo filo-occidentale. Da Baku infatti capitale dell'Azerbaidjan, situata sul Caspio dovrebbe partire il progetto "Nabucco" tanto desiderato dagli Stati Uniti per portare gas in Europa passando per la Georgia e la Turchia, scavalcando quindi il territorio russo, progetto che dovrebbe essere alimentato con gas azero, ma non solo si è arrivato a constatare che le disponibilità di gas dell’Azerbaidjan non sono sufficienti a riempire tutto il percorso, quindi non possono garantire il flusso come invece può farlo la Russia in quanto risulta come il più grande possessore di riserve di gas al mondo, ma nessun progetto può partire con un Azerbaidjan appunto instabile e con un conflitto aperto sul suo territorio. Aggiungendo a questo la dichiarazione di fine delle ostilità in Cecenia da parte del Cremlino nel 2004, il progetto Eni-Gazprom denominato “South Stream” ha avuto il sopravvento e trovato maggiori investitori e partner fino a qualche anno fa ostili, come Turchia, Romania e Bulgaria che hanno concesso il loro territorio al passaggio di questo condotto che dal porto russo sul Mar Nero di Novorossisk trasporterà gas sotto i fondali del Mar Nero in territorio turco per poi approdare sulle coste romene e diramarsi poi nei Balcani per raggiungere l’Europa settentrionale e meridionale. Questi avvenimenti che hanno modificato gli equilibri in tutta Europa hanno costretto la parte azera come già accaduto con Ucraina e Polonia a rivedere i propri contatti con la Russia, fino a che Gazprom è riuscita a chiudere contratti di estrazione di quasi tutti i possedimenti azeri, chiudendo la strada al progetto che la vorrebbe esclusa.