Sembrano già lontani i tempi in cui Mosca e Kiev avevano fatto pace con l’elezione di Janukovich nel 2010 dopo gli scellerati anni dei leader usciti vittoriosi dalla Rivoluzione Arancione del 2004, Viktor Yushenko e Yulia Timoshenko quest’ultima protagonista in Ucraina di un processo legale che la vede indagata per frode. Janukovich infatti accordò subito alla Russia la concessione del porto di Sebastopoli per l’istanza della flotta russa in Crimea sino al 2040, contratto che era in scadenza e che la dirigenza filo-occidentale non voleva più rinnovare alla Russia oltre che voler accelerare l’ingresso dell’Ucraina nella NATO e nella UE. Dopo un anno passato a ristabilire i buoni rapporti con Mosca in cui vi era rientrato uno sconto sostanzioso sulle forniture di gas accordato all’Ucraina, sono tornati gli attriti tra la dirigenza filo-russa ucraina guidata dal presidente Viktor Janukovich e dal premier Mikola Azarov e il Cremlino la cui politica energetica è senza dubbio guidata dal colosso del gas Gazprom. Gli attriti sono scaturiti proprio dal fatto che la dirigenza ucraina ritiene non più adeguati gli sconti e ne pretende ulteriori, che Gazprom è decisa ad accordare solo in caso che l’Ucraina ceda la rete di trasporto interna a Gazprom oppure che l’Ucraina entri a far parte dell’Unione doganale con Russia Bielorussia e Kazakhstan, due opzioni che l’Ucraina non vuole prendere nemmeno in considerazione, la cui dirigenza sembra aver voltato le spalle già mesi addietro quando hanno dato vita ad esercitazioni congiunte con la NATO nel mar Nero, ovviamente viste da Mosca come una minaccia. Per quanto riguarda la cessione delle rete di trasporto l’Ucraina fa sapere che sarebbe disposta a cederla solo in caso che Gazprom faccia lo stesso con le sue, ma ovviamente i russi fanno sapere che il monopolio del colosso sui gasdotti siberiani e del Caucaso che risalgono all’epoca sovietica non va messo nemmeno minimamente in discussione e respingono il ricatto, mentre sull’ingresso nell’Unione doganale da Kiev fanno sapere che l’Ucraina fa già parte dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) e quindi non potrebbe firmare un nuovo trattato con Russia, Bielorussia e Kazakhstan, ma partecipare con la formula 3+1 come osservatore, cosa che non è gradita tanto a Mosca che potrebbe imporre lo stop delle importazioni dall’Ucraina ai 3 paesi dell’ Unione doganale. Insomma è tempo di crisi in cui si prospetta di nuovo lo stop di forniture di gas all’Europa che vedono il maggiore transito proprio attraverso l’Ucraina, anche se le controparti hanno promesso di fare di tutto per risolvere la disputa senza danneggiare le forniture. Per questo motivo la Russia ha cercato di diversificare le rotte dando vita ai due progetti North e South Stream per portare gas in Europa. Il primo è già in dirittura di arrivo e quasi funzionale che collega i porti della Russia del Nord con quelli della Germania sotto i fondali del Baltico, mentre il secondo che dovrebbe servire ad aggirare proprio l’Ucraina sotto il Mar Nero è molto più ambizioso oltre ad avere un concorrente, ossia il progetto Nabucco sponsorizzato da UE e USA che dovrebbe prelevare gas dall’Azerbaidjan o Turkmenistan per ridurre la dipendenza energetica da Mosca verso soprattutto gli ex stati sovietici che tutt’ora dipendono per circa il 90xcento dalle forniture russe, la quale cosa è vista sempre da questi ultimi come una dominazione e un’influenza russa su di essi. Vi è tuttavia una prospettiva futura che spaventa la Russia ossia l’estrazione di gas da scisto, di cui giacimenti sarebbero ricchi proprio l’Ucraina e soprattutto la Polonia. Il gas da scisto detto anche gas non convenzionale, consiste nell’estrarre gas metano contenuto in rocce sedimentarie bituminose intrappolate ad oltre 1000 metri di profondità, ma in questa operazione non è necessario trivellare solo in profondità, ma occorre trivellare anche in larghezza in direzione orizzontale per aumentare la zona di estrazione, che consiste nell’immergere dentro i pozzi, getti di acqua mista ad acidi che con la forte pressione sfalda le rocce e libera il gas metano da estrarre. L’operazione oltre che ad essere molto costosa, rispetto all’estrazione di gas naturale, risulta anche molto dannosa per l’ambiente soprattutto per le falde acquifere che rischierebbero un disastro ambientale di proporzioni catastrofiche oltre al fatto che per l’estrazione stessa sono richieste grosse quantità di acqua e in un’era proprio in cui il bene più prezioso in natura viene a scarseggiare tutta l’operazione sembra pura utopia, ma che se dovesse essere messa in pratica stravolgerebbe tutto il panorama geopolitico dell’Europa, la quale resta a guardare con apprensione agli sviluppi futuri sulla questione dove negli USA questo processo viene già attuato da 4-5 anni dalla Exxon, che sfrutta le vaste aree disabitate del territorio americano senza tuttavia evitare l’inquinamento delle acque, per trivellare in verticale e orizzontale la quale cosa non sarebbe possibile attuare in un’area densamente popolata come l’Europa dove potrebbero verificarsi anche dissesti geologici con conseguenze disastrose. Certo è che l’estrazione di gas da scisto ha anche un punto a suo favore e ossia con il suo totale sfruttamento le riserve di gas del Pianeta verrebbero raddoppiate e quindi le centrali a gas potrebbero sostituire le centrali nucleari, perché risulterebbero costare meno della metà di una centrale ad uranio e in caso di avaria verrebbero spente con molta più facilità, ovviamente però non si può pensare né rischiare di inquinare le acque naturali e mentre l’Europa è in attesa di ulteriori sviluppi, facile pensare che la Russia si batterà sui pericoli ambientali apportati alle falde acquifere.