Spasibo Rossija (Grazie Russia), recita cosi un grosso cartellone per le strade dell'Ossezia del Sud che assieme all'Abkhazia è stata vittima di aggressioni e genocidi da parte della Georgia, finanziata dagli Stati Uniti e Israele con la scusa di ripristinare l'ordine all'interno della neonata Repubblica di Georgia dopo il crollo dell'URSS. Le due regioni furono annesse all'Impero Russo piu di 2 secoli fa e fu decisione di Stalin poi, di accopparle nella Repubblica Federata Sovietica di Georgia, nella sua politica di definizione e sistemazione dei migliaia di popoli che vivevano all'interno dell'Unione Sovietica. Fu la Perestrojka ad innescare un criminoso processo di discriminazione razziale, usato dall'Occidente per portare in guerra le migliaia di etnie con la Madre Russia, come il caso della Georgia che appena avuto l'indipendenza dichiarò le due regioni russe come territorio sovrano alimentando una feroce guerra che terminò nel 1992 con la dichiarazione di pace di Eltsin e Shevarnadze allora rispettivi presidenti di Russia e Georgia. La strada del crimine è stata poi ripresa da Mikhail Saakhasvily, attuale presidente georgiano, spedito direttamente dalla Casa Bianca, mediante la falsa Rivoluzione delle Rose (2004, in concomitanza del secondo mandato elettorale di Putin in Russia) ad interferire negli affari interni della Federazione Russa, per ovvi e lucrosissimi motivi geopolitici tra il Caspio e il Mar Nero, per il passaggio di petrolio e metano visto che oramai la Russia nel 2004 aveva seppur tra mille difficoltà dichiarato la regione cecena e tutto il Caucaso russo, territorio sovrano della Federazione Russa. La Georgia rappresenta infatti per l'Occidente l'ultma speranza per bypassare il territorio russo con oleodotti per ridurre il monopolio del gas russo verso l'Unione Europea, e la regione dell'Ossezia del Sud rappresenta un prezioso territorio di passaggio di gasdotti che da Baku capitale dell'Azerbadjan, passerebbe appunto per il territorio osseto per arrivare fino a Tbilisi e poi tagliare verso la Turchia. La regione dell'Abkhazia rappresenta invece un'importante sbocco sul Mar Nero. Questi i motivi per cui l'Occidente vuole togliere suddette regioni della Russia alla Russia, esattamente come si è cercato di fare con la Cecenia, Inguscezia e Daghestan le tre regioni del Caucaso russo, insanguinate da decenni di conflitti post-perestrojka da finanziamenti criminosi per farli combattere contro la Russia, a cui la Russia ha dovuto rispondere in modo pesante per evitare la sua implosione interna, la stessa cosa che ha dovuto fare nell'agosto del 2008 per difendere i suoi cittadini e i suoi interessi da un dittatore gerogiano telecomandato da Washington, che ordinò il genocidio dei russi nelle due regioni di Ossezia del Sud e Abkhazia, subito repressa dall'esercito russo che ha dichiarato le due regioni indipendenti e parte costituente della Federazione Russa. L'allora nuovo presidente russo Medvedev e Sarkozy presidente di turno dell'UE mediarono una pace mediante negoziati di non agrressione che il presidente Saakashvily rifiuta di firmare, da qui i timori che l'Occidente possa ancora ordinare genocidi ai danni di civili russi in queste regioni, ma la Russia ha promesso che le decisoni prese due anni fa di riconoscere l'indipendenza sono irreversibili e che si impegnerà a farle riconoscere ad altri Paesi, ma soprattutto ha garantito che nessun altro genocidio sarà tollerato ai danni di civili russi, e intanto dispiega in Ossezia del Sud batterie antimissili S300 a difesa di eventuali altri colpi di testa del tiranno georgiano. Concludiamo col descrivere cosa s’intende per regione del Caucaso. Intendiamo per regione del Caucaso tutta quella vasta area attraversata appunto dalla Catena montuosa del Caucaso che si estende per 1200 km dal Mar Nero al Mar Caspio che comprende cime massime di 5600 metri (i Monti Elbrus). Tutta la catena si divide in Caucaso Maggiore e Caucaso Minore. Il Caucaso Maggiore detto anche Caucaso Settentrionale che attraversa tutto il territorio russo dalla regione di Krasnodar sul Mar Nero fino alla regione autonoma del Daghestan che affaccia sul Caspio, passando per le regioni autonome di Cabardo-Balkarja, Karachaj-Cherkessja, Inguscezia, Ossezia del Nord e Cecenia, infatti tutte queste regioni sono comprese nel Distretto Federale del Caucaso Settentrionale, uno degli 8 mega distretti della Federazione Russa. In alcuni punti però tocca anche il territorio della Georgia e dell’Azerbadjan. Mentre il Caucaso Minore attraversa per intero la Gerogia, l’Armenia e l’Azerbadjan. Le due catene sono separate tra loro da 100 km, in cui vi passano vallate e fiumi e sono collegate tra loro attraverso il passo di Surami (1930 metri) in Georgia, dove una galleria collega appunto il Caucaso Maggiore a quello Minore. Tutta questa zona montuosa è collocata geograficamente nel punto più a sud della Russia Europea tra il Mar Nero dove hanno sbocco anche l’Ucraina, la Bulgaria Turchia e il Caspio dove hanno sbocco anche il Kazhakstan, ilTurkmenistan, Azerbadjan e l’Iran al confine appunto con la Georgia, Armenia ed Azerbadjan, e subito a ridosso della Turchia che a sua volta ha l’importante sbocco sul Mediterraneo. Tutta la macro area inoltre è una miniera a cielo aperto di gas naturale e petrolio, nonché corridoio di gasdotti per distribuirlo. Tutta la regione è stata considerata una zona di vitale importanza per sottrarre alla Russia le rotte energetiche che trasportano gas in Europa, dopo il crollo dell’Unione Sovietica che dominava l’intera area. Gli occidentali si sono subito precipitati negli Stati confinanti come l’Azerbadjan a chiudere contratti di acquisto delle immense risorse di cui dispone l’ex repubblica sovietica con l’intento di farlo passare attraverso il Caucaso russo (Cecenia e Daghestan), innescando separatismi tra le popolazioni che avevano vissuto pacificamente sino ad allora all’interno dell’URSS e creare poi nuovi oleodotti che dovevano essere alimentati dal gas e petrolio iracheno e soprattutto iraniano. La ripresa della Russia grazie a Putin, dopo la scellerata gestione Eltsin ha cambiato tutte le carte in tavola e ridisegnato tutte mappe geopolitiche della regione caucasica, facendo recitare alla Russia di nuovo un ruolo se non egemone ma di primaria importanza, mandando in frantumi i sogni imperiali degli Stati Uniti in quella zona vitale che collega l’Europa all’Asia passando per la delicata area Medio-orientale dove ci sono scenari ancora da definire come la pluridecennale questione israelo-palestinese, e la delicata ridistribuzione delle ricchezze dell'Asia centrale dove da un circa un decennio si è inserito prepotentemente anche il colosso cinese e le ambizioni di rinascita della potenza persiana, l'attuale Iran, facendo dell'Afghanistan l'epicentro di tutta l'intricata e caotica politica globale di spartizione del Pianeta.