LA RUSSIA DOPO IL CROLLO DELL’URSS RESTA L’UNICO STATO AD AVERE SBOCCO SIA SUL MAR NERO CHE SUL CASPIO. LE RAGIONI PER CUI SI VUOLE DESTABILIZZARE IL CAUCASO DEL NORD, RICHIAMANDO ANTICHE QUESTION

Dopo il danno, la beffa. Suona strano in queste ore successive all'attentato nell'aeroporto di Mosca Domodedovo che ha causato 35 vittime e oltre 100 feriti tra cui alcuni molto gravi, giungere dal Segretario di Stato Americano Hilary Clinton e da Bruxelles (e altri Paesi ancora) messaggi di cordoglio verso il popolo russo. Loro che fino a qualche ora prima della deflagrazione nel principale scalo moscovita avevano sostenuto a spada tratta non solo la causa di un perfetto criminale figlio della Perestrojka come Khodorkovsky a cui è stato inflitto un'ulteriore condanna di 6 anni di reclusione per reati di frode finanziaria durante il periodo Eltsin, ma soprattutto la politica dell'UE di appoggio alle milizie illegali non riconosciute di mercenari di fantomatici eserciti di liberazione del Caucaso, contemporaneamente a quelle dell'UCK nel conflitto della ex Jugoslavia. Ovviamente la pista porta proprio a loro a queste famigerate milizie che puntano sin dal crollo dell'Unione Sovietica a destabilizzare la Russia e il suo prepotente ritorno sulla scena internazionale. Ma cosa si intende per Caucaso del Nord ? Il Caucaso del Nord geograficamente corrisponde al punto più a Sud della Russia europea, ossia quella zona compresa tra il sud-est dell'Ucraina (Crimea) sino al Nord dell'Iran compresa a sua volta tra il Mar Nero e il Mar Caspio, un infinito corridoio energetico per trasportare energia dai porti dell’Asia centrale a quelli europei, dove tra l’altro si stima vi siano compresi il 4x100 delle totali ricchezze energetiche del Pianeta. Un’infinità. Sino al 1991 in questa area vi era l'Unione Sovietica e appunto l'Iran (Caspio) e la Turchia (Nero). Dopo l'ormai famoso crollo dell'Impero Rosso vi si formano invece veri e propri stati indipendenti come l'Ucraina (Nero), la Georgia (Nero), l'Azerbaidjan (Caspio), Il Kazakhstan (Caspio), il Turkemenistan (Caspio) e Paesi come Romania (Nero) e Bulgaria (Nero) usciti dall'ottica dei sistemi socialisti e ovviamente la Russia (Nero e Caspio). Importante soffermarsi sul fatto che dal disgregamento dell'URSS, la Russia è l'unico Stato sorto dalle ceneri dell'Impero ad avere sbocco sia sul Mar Nero che sul Mar Caspio, proprio in quella vasta area di oltre 1200 km attraversata dalla catena montuosa del Caucaso che a sua volta si divide in Caucaso Maggiore (o del Nord) che comprende, come già detto la parte più a Sud della Russia europea e parte del territorio della Georgia e Caucaso Minore (o del Sud) che comprende il resto del territorio georgiano, l’Armenia e l’Azerbaidjan. Le catene camminano quasi parallelamente, separate tra loro da centinaia di km di vallate. Dato un quadro generale della situazione si può apprendere in prima istanza come la Perestrojka sia stato prima di tutto un processo di ridisegnamento della geopolitica dell’area e il riposizionamento tattico delle potenze occidentali guidate dalla NATO verso i territori ex sovietici per la nuova guerra del gas e del petrolio. Ovviamente per costoro si aprivano scenari enormi data la debolezza dell’apparato statale della Russia che agli inizi degli anni ’90 ne usciva devastato dalle vicende che la portarono poi ad inventarsi dalla mattina alla sera un nuovo assetto politico-economico i cui danni sono visibili ancora oggi in tutte le sfere del nuovo ordinamento che Putin ha tentato di dare alla Russia a partire dal 2000. Prendiamo in questione proprio la parte più meridionale della Russia europea e focalizziamo tutta l’area. La Russia è suddivisa in 83 soggetti Federali raggruppati in 8 grandi distretti Federali, e in quella zona vi troviamo il Distretto Federale del Caucaso Settentrionale in cui sono inglobati 7 soggetti federali che sono: Le repubbliche autonome di Karachaj-Circassia, Kabardo-Balkarja, Ossezia del Nord, Inguscezia, Cecenia, Daghestan e poi il Kraj di Stavropol, tolto quest’ultimo infatti, i restanti 6 soggetti federali sono Repubbliche Autonome (ce ne sono 21 in tutta la Russia), cioè abitate da etnie non slave, ma di religione islamica che godevano nell’URSS e poi nella Federazione Russa di autonomia ma sempre attaccate al centro, cioè Mosca. Vero è che le radici del conflitto risalgono a secoli addietro ma è pur vero che la Russia intervenne a favore dei popoli del Caucaso per sottrarli al giogo ottomano, fino ad inglobarle nell’Unione Sovietica come appunto Repubbliche Autonome, ma dopo il crollo è facile intuire come sia potuto essere un gioco da ragazzi istigare vecchie credenze e tradizioni tra queste etnie che vivono alla periferia della gigantesca Russia, per sollevarli contro il potere centrale di Mosca e sottrarre alla Russia il prezioso corridoio energetico. Infatti una guerra senza esclusione di colpi si è susseguita dagli anni 90 ad oggi per appropriarsi di quel tratto di terra collegato geograficamente ad un altro scenario ancora acceso ossia quello dei Balcani, quando verso la fine degli anni ’90 l’Occidente senza nemmeno consultare la Russia si apprestava ai più grossi crimini nella ex Jugoslavia impiantando basi militari fin sotto i confini della Russia, Paesi Baltici e Georgia in primis. Un’inversione di rotta però a partire dal 2000, voluta fortemente da Putin ridisegna ancora lo scenario geopolitico a favore della Russia, cosi come dicono le previsioni future di costruzione dell’oleodotto South Stream tra i russi e l’Italiana ENI che legherà l’Europa al gas russo, grazie proprio ad una politica di ferro voluta da Putin nel Caucaso. Ma tutto questo non è bastato e se Putin non vuole far fallire tutti gli sforzi degli ultimi anni dell’apertura verso l’Occidente, il prossimo ingresso nel WTO, la creazione di un centro di sviluppo economico e tecnologico a Skolkovo che ha già richiamato eccellenti investimenti stranieri e in ultimo i successi nel campo dello sport come l’organizzazione delle Olimpiadi invernali di Sochi nel 2014 o i mondiali di calcio del 2018 dovrà seriamente rivedere l’enorme corruzione all’interno del suo gigantesco apparato burocratico, che è senza dubbio la causa principale di eventi drammatici come quelli di ieri all’aeroporto di Domodedovo, purtroppo scene già viste a Beslan nell’Ossezia del Nord, Mosca e tutto il Caucaso. I ricordi della fine della famiglia Romanov sono ancora vivi tra i popoli della Russia che non possono più accettare episodi di questo genere.

 

Emblema della Federazione Russa

L' Aquila Bicipite rappresenta dopo la caduta del comunismo il nuovo simbolo di Stato della Russia. Le due teste sono a simboleggiare i due orizzonti verso i quali la Russia guarda ossia l' Ovest e l' Est, mentre le tre corone stanno a simboleggiare l'amicizia che unisce da secoli i popoli dell'Ucraina. Bielorussia e la Madre Russia. Lo scettro simboleggia che la Russia è uno Stato sovrano mentre la palla sta a indicare la potenza e l'unità e nel centro vi è San Girogio che sta ad indicare che Mosca è il cuore della Russia, il colore argento invece viene visto come simbolo dell'eternità.