PERCHE' L'OPINIONE PUBBLICA VUOLE FAR PESARE COME UNA MACCHIA NERA SULLA COSCIENZA DELLA RUSSIA, QUELLA CHE E' STATA IN REALTA' UNA DICHIARAZIONE DI GUERRA ALLA SOVRANITA’ DELLA RUSSIA?
Premetto col dire che nulla e mai assolutamente nulla deve servire a giustificare quanto è stato fatto alla giornalista Anna Politkvoskaya chiunque sia stato il mandante o i mandanti e chiunque sia stato l’esecutore o gli esecutori del barbaro assassinio dinanzi l’ascensore dello stabile in cui viveva. Personalmente mi dissocio da questo atto barbaro ed inammissibile in una società civile quale è quella russa. L’intento di questo intervento non è quello di contro-accusare o mettere in dubbio l’operato di Anna, in quanto non è di mia competenza, ma solamente quello di cercare di porre alcuni interrogativi sulla questione che si vuole archiviare come l’eliminazione di una scomoda dissidente da parte dell’élite politica russa. Il 7 ottobre del 2006 veniva appunto assassinata quella che sarebbe diventata la nota giornalista che aveva denunciato gli ORRORI DELLA GUERRA in Cecenia e le violenze perpetrate dalle truppe russe comandate da Putin. Proprio su questo vorremmo soffermarci, ed ossia sulla definizione di “ORRORI DELLA GUERRA”. Ecco: perché Anna è stata (giustamente direi) presa dal raccontarci gli orrori della guerra e non delle guerre di Cecenia ? Perché ci racconta solo quella cominciata nel 1999, cioè quando la Russia si apprestava a voler ripristinare la sua sovranità su una sua regione, quando appena 3 anni prima (non 30) era terminata la prima e sanguinosa guerra di Cecenia che aveva fatto quasi perdere la sovranità della Russia su una sua regione ? Perché non prende in esame gli eventi della prima guerra cecena dai quali scaturiscono inevitabilmente quelli della seconda? Forse i morti, feriti e sfollati della prima meritano meno cordoglio, oppure quelli della seconda debbano essere messi più in vista all’opinione pubblica internazionale, in un vergognoso gioco sulle spalle di questa povera gente? Questo non si sarebbe dovuto chiedere soltanto alla povera Anna, ma più in generale a quanti coloro hanno preferito rimuovere completamente la prima guerra cecena, come se non fosse mai esistita, ma che deve essere presa assolutamente in considerazione per capire e spiegare gli eventi che hanno portato allo sviluppo della seconda. Cercheremo nelle parole che seguono di spiegare gli eventi in maniera più dettagliata possibile per quanto sia possibile ricostruirli. Prima cosa torniamo a quel fatidico 7 ottobre del 2006, Anna rientra al suo appartamento con le borse della spesa e si infila in ascensore per salire al 7 piano del suo appartamento sulla Lesnaya Ulitsa (Ulitsa= strada principale)nei pressi della stazione ferroviaria Belorusskaya a poco più di 4km a nord del Cremlino, all’inizio della famosissima e centralissima Tverskaya Ulitsa, la via appunto che dalla Belorusskaya conduce dritto verso la Piazza Rossa e il Cremlino. Siccome ha molto carico, deve ridiscendere al piano terra dove ha lasciato altre borse della spesa, ma quando apre l’ascensore, si presume un solo killer (ma non è escluso che potrebbero essere stati due ) a volto coperto le spara alcuni colpi all’addome e alla testa colpendola ovviamente a morte. Così da quel giorno che sulla Russia che voleva rilanciare la legittima riconquista di sovranità sul suo territorio pesava di già l’onere di una guerra non voluta da essa, cominciò a pesare anche il fatto di aver eliminato chi denunciava le fasi del conflitto. Ma come si sviluppa la questione cecena? Quando l’URSS viene sciolta, non viene sciolta soltanto un’immensa nazione che si estendeva dall’Europa al Pacifico e dall’Artico all’Asia centrale ma anche e soprattutto una titanica e complessa unione di migliaia di etnie differenti tra loro. La Russia che ereditò il seppur sfasciato complesso militare, nucleare, industriale dell’Unione Sovietica aveva al suo interno la stessa composizione etnica di quella di tutta l’URSS, ossia una miriade di etnie differenti che dovevano convivere con gli slavi che rappresentano l’etnia dominante numericamente. Questo perché nel corso della sua storia ed unificazione le etnie degli slavi del nord si sono unite a quelle dei mongoli e a quelle turaniche. Dopo il crollo dell’URSS, la Russia viene riconosciuta come stato Federale composto da 88 soggetti federali che diverranno poi 83 grazie alla fusione tra loro, di alcuni di essi in un unico soggetto federale, divisi poi da Putin in 7 grandi Distretti Federali divenuti poi 8 con Medvedev. Dicevamo della complessa composizione etnica della Russia, possiamo vedere come la Russia è divisa in 83 soggetti federali di cui 47 sono oblast (regione) per stare ad indicare che si tratta di zone a maggioranza slava con maggiore densità di popolazione, 9 sono Kraj (Territorio) per stare ad indicare zone a maggioranza slava ma con minore densità demografica, quindi confinate più alla periferia, 21 sono Repubbliche autonome, per stare ad indicare zone a maggioranza non slava o comunque zone con forte presenza di etnie non slave, 4 sono circondari Autonomi, per stare ad indicare zone con presenza di etnie non slava, ma con scarsa densità di popolazione e alla fine vi sono 2 città Stato che sono Mosca e San Pietroburgo. La Repubblica Autonoma di Cecenia rappresenta appunto una delle 21 Repubbliche Autonome della Russia a maggioranza non slava situata nel Distretto Federale del Caucaso Settentrionale e quindi a tutti gli effetti uno degli 83 soggetti federali della Federazione Russa, quindi la stessa Russia seguendo un discorso molto logico, non avrebbe avuto mai e poi mai un qualsiasi interesse a scatenare una guerra su di una regione già riconosciuta entro i suoi confini. Risulta chiaro ed evidente che forze esterne siano state promotrici di separatismi cui la Russia ha dovuto combattere. Quando allo scioglimento dell’URSS, il generale Djokar Dudaev si rifiuta di reprimere le rivolte nei Paesi Baltici, lui di etnia cecena ed unico ceceno ad aver raggiunto i massimi vertici dell’Armata Rossa, divenendo capo delle unità nucleari sovietiche si rifugiò in Cecenia decretando unilateralmente l’indipendenza della regione della Russia, comincia così da quel giorno una vera e propria invasione alla Russia, mirata a sottrarle una sua regione, che sarà difficile immaginare sia stata condotta dal popolo ceceno, quindi vengono forti dubbi e perplessità sulle reali intenzioni del generale Dudaev che voleva sciogliere una regione della Russia dalla Russia stessa. I negoziati vanno avanti per 2 anni senza che la Russia riconosca l’indipendenza e senza che la Cecenia, governata da un governo fantasma, autoproclamatosi senza nessun riconoscimento internazionale, firmi il trattato federale della Russia, quando nel 1994 viene decisa di mettere in atto la prima invasione di Grozny, capitale cecena, assediata di guerriglieri decisi a respingere ogni attacco da parte delle truppe russe all’epoca comandate almeno sulla carta da Eltsin. Ci sembra alquanto improbabile se non impossibile che un popolo rispettabile come quello ceceno, dedito per lo più alla pastorizia potesse crearsi da solo un esercito e pensare anche solo minimamente di distaccarsi dalla Russia combattendo le truppe federali, ci viene molto più spontaneo pensare che qualcuno abbia voluto sfruttare questo popolo per inginocchiare definitivamente la Russia sfasciandola al suo interno e scongiurare ogni suo ritorno sulla scena politica internazionale, in quanto l’esempio ceceno sarebbe poi stato seguito anche da altre etnie che avrebbero preteso l’indipendenza. Ci stiamo forse dimenticando che furono gli stessi popoli del Caucaso a chiedere aiuto alla Russia per essere liberati del tiranno giogo dell’Impero Ottomano. Tanto è vero che la prima guerra cecena iniziata nel 1994 viene combattuta su due fronti, uno quello reale, l’altro a Mosca alle tv, divenute di proprietà degli oligarchi amici di Eltsin e dell’Occidente che, nel momento in cui Eltsin manda a Grozny truppe male equipaggiate al macello sotto la pesante e ben attrezzata artiglieria dei separatisti, che dovrebbero spiegarci dove hanno reperito le armi, le tv mandano in onda le orribili scene di guerra con il chiaro messaggio di una Russia che ha innescato un pesante conflitto razziale. Capovolgendo totalmente la realtà dei fatti, il primo conflitto viene presentato all’opinione pubblica russa come un’invasione, quando le truppe avevano in realtà l’intento di difendere una propria regione dai veri invasori. L’umiliazione era totale, sia sul campo, ma soprattutto nell’opinione pubblica, che rappresentava in realtà il vero intento, ossia quello di sensibilizzare e ingannare tutta la popolazione su una questione che avrebbe potuto dare il via libera allo sfasciamento totale della Russia. In due anni tra tregue e combattimenti le truppe russe sono costrette a lasciare Grozny ed ammettere quasi una umiliante sconfitta. Anche se l’indipendenza alla Cecenia non fu mai riconosciuta era chiaro che Grozny era sotto controllo di guerriglieri. La Cecenia è la regione situata più a sud della Russia europea, si trova nell’area attraversata dalla catena montuosa del Caucaso che separa i confini della Russia con quelli della Georgia e l’Azerbaidjan, vale la pena ricordare come tutta l’area sia al centro del corridoio energetico che dal Mar Caspio porta energia al Mar Nero collegando l’Asia centrale all’Europa, i veri motivi per cui sono stati alimentati propositi di separatismo tra musulmani e slavi all’interno della Russia e dell’ex spazio sovietico sono senza dubbio questi. Insomma i traffici energetici passano anche per Grozny dove tra l’altro vi sono presenti molte raffinerie ma soprattutto è territorio di transito di gasdotti che l’Occidente voleva sottrarre alla Russia ed escluderla dal grande gioco sulla scacchiera globale. Sono gli anni questi, in cui la Russia viene falcidiata dalle riforme liberali e le ricchezze vanno a finire in poche mani, i quali controllano televisioni e petrolio e portano i loro capitali in luoghi sicuri lontano dalla Russia, in modo che esercito, ricerche e sanità vengono totalmente abbandonati e per lo più vengono fomentati separatismi e odi razziali da contrappore al governo centrale di Mosca. Ne esce come abbiamo detto un disastroso conflitto in terra cecena che vede numerose perdite da entrambi le parti di cui Anna Politkovskaya non ne parla in nessun dei suoi libri o articoli. Anna che è stata descritta come una donna sempre vicino ai deboli e che abitava in un piccolo appartamento senza comfort, vale la pena ricordare che Anna spesso incontrava a Londra il potente oligarca Berezovsky, definito il padrino del Cremlino in epoca Eltsin, ma esiliato poi da Putin a Londra dove gli è stato concesso asilo politico, oppure a New York con Soros e note sono anche le sue interviste con il super magnate dell’energia sempre in epoca Eltsiniana, Mikhail Khodorkovsky, mandato però in prigione da Putin. Cosi come si deve ricordare come Anna, sicuro non viveva nel lusso e nei comfort di cui dispone Abramovich, ma un appartamento sulla Tverskaya Ulitsa a Mosca è un qualcosa che il 90x 100 dei russi non può concedersi, questo può saperlo benissimo chi come me conosce bene la capitale russa. Anzi nel mio soggiorno moscovita del maggio 2007 ho preso appartamento proprio difronte a quello in cui viveva Anna e ho pagato 110 euro a notte, e sono testimone del fatto che sul marciapiede dello stabile dove viveva Anna vi sono almeno 10 metri in lunghezza di fiori sparsi per terra nel ricordo della stimata giornalista, a cui mi sono aggiunto anche io. Ho comprato delle rose in una vicina bancarella e le ho posate sul marciapiede insieme alle altre. Nessuno mi ha perseguitato, nessuno mi ha detto qualcosa, a differenza dell’immagine che vuole da sempre dare l’Occidente della Russia come una macchina istituzionale che reprime ogni dissenso, nulla di tutto questo, e data l’enorme ammucchiata di fiori sul marciapiede potrei anche affermare che Anna non è stata affatto dimenticata a Mosca. Senza voler prendere le parti del governo russo, in quanto non è di mia competenza, c’è da dire che il vergognoso assassinio è stato commesso a Mosca e di conseguenza gli inquirenti russi sono gli unici ad avere prove e materiale per istituire un processo, che sia poi vero o falso non potremo mai stabilirlo con precisione, ma mi viene da chiedere da dove siano uscite fuori le accuse mosse a Putin, e su quali basi o fonti si appoggino. Assimilare l’assassinio di Anna, alle usuali accuse di eliminazioni di dissenso sovietici ci sembra azzardato e soprattutto ci sembra fuori ogni logica che il Cremlino ordinasse l’eliminazione di quella che era giudicata una grande dissidente a soli 4 km dal suo centro operativo, sotto gli occhi di tutti in pieno giorno nella principale e trafficatissima via di Mosca, soprattutto si continua ad ignorare il verdetto del tribunale russo che ha indicato come colpevoli chi vive fuori da Mosca, con chiaro riferimento all’oligarca protetto da Londra, Boris Berezovsky, che avrebbe voluto mettere in cattiva luce Putin e la sua politica di riportare la Russia ai vertici delle decisioni internazionali, volta a combattere gli oligarchi nati nell’epoca Eltsin decisi a non mollare la presa sulle colonne portanti della politica della Russia. Anna era nata a New York da genitori ucraini entrambi ambasciatori sovietici presso l’ONU, Anna vive di privilegi grazie ai quali può studiare all’Università Statale di Mosca, queste non vogliono essere in alcun modo accuse ma solamente puntualizzare ciò che è stata la vita di Anna, così come non vogliono essere accuse il fatto che Anna abbia deciso di intervenire sugli orrori della guerra solo nel momento in cui la Russia vuole sovvertire il verdetto della prima guerra cecena, cioè ristabilire la sovranità su una sua antica regione caduta in mano a dei guerriglieri, decisi a staccarla da Mosca. Può sembrare a questo punto una guerra non contro i soprusi dei federali, perché i soprusi sono stati commessi anche nelle prima, ma più precisamente una guerra contro la ripresa di potere da parte della Russia, se così fosse, verrebbe difficile pensare che Anna l’abbia condotta da sola. E’ giusto rimarcare i crimini di guerra in ogni caso, ed essi non possono essere in nessun caso mai giustificati, su questo sono d’accordo con Anna, ma raccontare solo gli effetti di un conflitto, sia esso di piccola, media o grossa entità, escludendo totalmente le cause mi sembra una grave pecca.