Leader bolscevico della Rivoluzione di ottobre che rovesciò la dinastia dei Romanov, padre fondatore dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, primo leader ad adottare le teorie di Marx ed Engels nello stato sovietico e leader indiscusso dei proletari di tutto il mondo.
Conquistatore di Berlino, il condottiero che firmò la capitolazione della Germania nazista, passato alla storia per aver sfidato prima Stalin e le sue terribili purghe e poi Hitler e le sue possenti armate, conducendo l’Armata Rossa alla liberazione dell’Unione Sovietica dall’occupazione nazista.
Nato a Strelkovka (Russia) l’1 dicembre 1896 deceduto a Mosca il 18 giugno 1974. Nasce da una famiglia poverissima. Il padre Konstantin calzolaio ha sposato Galina Alexandrovna; hanno altre due figlie, e come abitazione un'unica misera stanza, col pavimento in terra battuta. Georgij, all'età di otto anni, mentre già lavora come raschiatore di pelli in una conceria, comincia ad alfabetizzarsi alla sera in una scuola elementare, che frequenta fino a 13 anni sempre in condizioni molto misere. Quando scoppia la prima guerra mondiale, Georgij ha 18 anni. La sua è la prima leva che lo Zar chiama anticipatamente per destinarla al fronte. Entra in cavalleria, e lui che è un ragazzo molto robusto e dimostra molto coraggio viene scelto a far parte del "reggimento polacco di Novgorod", il famoso reggimento cosacco dei dragoni dello Zar. Tre anni dopo, alla rivoluzione di Ottobre, Georgij è sergente; il suo reggimento dovrebbe reprimere i ribelli contadini e operai. Ma nel corso dei tumulti gli stessi dragoni fanno causa comune coi rivoltosi che sventolano la bandiera rossa; ed è proprio Zukov l'anima di questa presa di posizione all'interno del reggimento che non ha nessuna intenzione di sparare sui suoi fratelli. Ed è proprio lui che alla fine viene eletto dai suoi commilitoni "delegato del soviet reggimentale". Partecipa alla guerra civile contro i cosacchi bianchi, Conosce Totzky e tanti altri dei soviet. Si politicizza, anche resta comunista di fatto più che di ideologia. Si costituisce intanto l'Armata Rossa. Nel 1921 Zukov entra nella prima divisione di cavalleria e qui inizia la sua carriera prima di comandante di reggimento e poi di Brigata. La sua, se continuasse potrebbe essere una veloce scalata ai vertici solo perchè è molto coraggioso e abile, lui stesso sa di avere queste qualità, e anche se possiede una buona cultura militare che ha appreso direttamente sul campo, in quella politica è molto carente. Del capitale di Marx anche se ci perde notti intere a leggerlo, capisce ben poco, e dei vari scritti politici-filosofici di Lenin peggio ancora. Decide cosi di interrompere per qualche anno la carriera militare per tornare a studiare e procurarsi la preparazione culturale e militare, necessaria ad affrontare i difficili problemi in cui si dibatte la nuova repubblica socialista voluta da Lenin, ma morto lui, ora guidata da Stalin. Torna in servizio nel 1935 e sale nel giro di tre anni a comandante di divisione, comandante del 3° Cosacchi, ed infine comandante di corpo d'armata. Nel 1938 è vicecomandante di tutte le forze armate della Bielorussia. Nel 1939 Hitler dopo aver fatto il famigerato patto coi russi, muove contro la Polonia, che divide poi con Stalin. Zukov, non ha mai creduto a quel patto, ma quello che pensa, tiene tutto per se, anche per non far la fine di molti suoi colleghi che osarono contraddire Stalin. Quando i timori si rivelarono fondati, e Hitler il 22 giugno 1941 a sorpresa scatena l'invasione della Russia, Zukov va a difendere eroicamente l'avanzata e l'assedio delle armate tedesche a Leningrado. Lui impara bene due cose: come fanno gli assedi i tedeschi e come difendere una città assediata. A Mosca intanto con le panzerdivision naziste già in vista del Kremlino, Stalin era ormai alla disperazione. Aveva uomini, disponeva di armi migliori dei tedeschi, aveva un micidiale carro armato il T-34, ma non aveva buoni generali. Tuuti, i primi giorni, le prime settimane, avevano perso la testa, ma soprattutto tutti erano stati travolti dalla superiorutà dei comandanti nazisti. Fuori sul petto i generali russi avevano tante patacche, ma dentro poco coraggio, perfino di parlare. Ciò che manca a Stalin sono i comandanti coraggiosi che lui stesso aveva liquidato e fatti deportare in Siberia solo perchè lo contradicevano, perchè nell'esercito voleva comandare solo lui, ma mancava di carisma e sopratutto di strategie. Ma il 3 luglio con l'acqua alla gola, parlando alla radio più che preoccupato, nel richiamare il popolo russo a difesa della Patria si rivolse a loro non più chiamandoli "compagni" ma "fratelli, sorelle e amici miei", rammentando le eroiche gesta dei generali zaristi contro l'invasione napoleonica. L'uomo deel purghe, delle deportazioni e delle fucilazioni smise di fare il dittatore e cominciò a fare discorsi patriottici, nominando ad uno ad uno i generali e rammentando loro la battaglia di Poltava dove i russi di Pietro il Grande iniziarono la tattica di bruciare la città e la successiva sconfitta di Napoleone ad opera del "miracolo" del Generale Kutuzov. Stalin assume personalmente il comando, ma come detto mancava una mente capace di gestire tutto, tanbto che Stalin depresso, arrivò al punto di gettare il bastone del comando, e prenderà una decisione storica. Un mattino di ottobre, manderà a chiamare il quasi a lui sconosciuto un giovane generale nella lontana Leningrado (oggi San Pietroburgo), dove costui aveva già salvato la città dall'occupazione tedesca organizzando un'ottima difesa. Stalin vuole chiedergli dei pareri. Il personaggio che gli si presenta davanti ha carattere, mostra la sua opinione sulla guerra, che è del tutto diversa dai suoi colleghi e sopratutto da quella di Stalin, e si permette persino di contraddirlo quando gli propone dei piani strategici. Ma è lucido, razionale, convincente. Stalin forse per la prima volta capitola dinanzi a un suo subalterno, che quasi nemmeno conosce. Gli affida il comando generale di tutte le operazioni, come fece lo Zar con Kutuzov contro Napoleone. Zukov illustrò un suo piano strategico per la difesa della capitale e Stalin gli chiese se fosse realmente convinto che funzionasse. Lui rispose memorabilmente: "Non ho il minimo dubbio, terremo Mosca!". Per Stalin, il generale Zukov era ormai l'ultima speranza insiema al "generale" inverno e Zukov non deluse, insieme all' "alleato" inverno, che piombò con molto anticipo su Mosca il generale ributterà poco alla volta indietro i tedeschi che erano ormai giunti fin quasi le porte della città. Su Mosca iniziavano già a volare i caccia-bombardieri e le artiglierie le sentivano già nella piazza Rossa, a tal punto che anche i più ottimisti vedevano nero. Ma l'uomo nuovo, che non aveva dubbi, dopo aver lasciato Stalin e ricevuto l'incarico, vola con un aeroplano a fare una ricognizione sui campi di battaglia, e quando nella stessa tarda serata, dal cielo scende l'aereo di Zukov, con lui sta scendendo anche la prima neve su Mosca, e saranno i due principali protagonisti della BATTAGLIA DI MOSCA. Zukhov organizza la sua battaglia mentre la neve e il gelo disorganizza quella di Hitler. Dopo la liberazione di Mosca, Stalin lo festeggia, lo apprezza e lo premia come eroe ma come al solito il dittatore poi ne teme la sua fama tanto che non ascolta altri suoi preziosi consigli ne tanto meno lo impiega nell’altro settore critico cioè quello di Stalingrado, mettendosi ad ascoltare altri pareri rivelatisi ancora una volta fallimentari. Infatti assediata da Von Paulus, Stalingrado divenne un problema grosso quanto quello di Mosca, anzi addirittura se Von Paulus avesse preso Stalingrado sarebbe finita anche per Mosca. Fu ancora una volta che con l’acqua alla gola Stalin richiamò Zukhov che preparò la vasta controffensiva del Don. La colossale impresa riuscì senza che il nemico ne avesse il minimo sentore. Infatti dall’1 al 19 novembre fece traghettare oltre il Volga 170.000 soldati, 7.000 tonnellate di munizioni, 27.000 automezzi, 1.300 vagoni ferroviari di rifornimenti vari e migliaia di cavalli, carri armati e artiglierie varie. Quando cominciò l’attacco a sorpresa, per la prima volta i tedeschi caddero nel panico e gli assedianti divennero assediati. A dare una mano a Zukhov fu paradossalmente lo stesso Hitler che negò a Von Paulus anche il minimo ripiegamento lasciando che le sue truppe venissero dapprima divorate dal gelo senza rifornimenti ne viveri e poi mano a mano distrutte e ricacciate dall’Armata Rossa con un bilancio di 1 milione e mezzo di perdite, 3.500 carri armati, 12.000 cannoni e 3.000 aerei che segno l’inizio della disfatta delle truppe Hitleriane che persero gradualmente il controllo della situazione e cominciarono a indietreggiare man mano fino a Berlino. Ma dopo Stalingrado per Zukhov non era certo finita qui, infatti lo attendevano altre piccole ma intense battaglie, cominciarono a chiamarlo “Il Salvatore” ma non era il solo soprannome che si guadagnò infatti fu soprannominato anche “L’Uragano, l’Invincibile, l’Ariete”, arrivava vedeva e vinceva. Divenne un maestro degli attacchi avvolgenti e man mano riusci anche a perfezionare le sue tecniche. Avanzo infatti prima a Kursk nella “battaglia dei giganti”, poi a Orel a Kharkov e poi in Ucraina. Quando in Russia oramai Hitler non preoccupava più Stalin, il dittatore cominciò a pensare alla sua ultima mossa, ossia quella di avanzare fino a Berlino e occupare la capitale prima che vi giungessero gli anglo-americani. Si trattava di una corsa contro il tempo. Ovviamente a questo punto non puo che affidare anche questa operazione a Zukhov ma ne comincia a temere la sua popolarità ora piu che mai, infatti gli affianca un altro valorissimo generale Rokossovsky e scatta cosi “l’operazione Berlino” affidando la direzione del fronte al Comando supremo che poi era Stalin stesso cosi se Zukhov vince, non è una vittoria di Zukhov ma di Stalin. Zukhov capisce tutto ma fa il suo dovere di Ariete fino in fondo. Intanto Hitler ammassa un milione di uomini per tentare di sbarrare il passo a Zukhov e altri valorosi 200 mila li tiene a difesa della capitale. Ma quando il 16 aprile Zukhov comincia a muoversi lanciando il suo grido-promessa “ Avanti, non ci fermeremo fino a Berlino”, i primi li travolge in soli 5 giorni e nei giorni successivi travolge anche i difensori della capitale e il 30 aprile entra a Berlino e l’8 maggio riceve la dichiarazione di resa di tutte le truppe naziste, Hitler si suicida nel suo bunker e Zukhov può cosi sventolare la bandiera rossa sul Reichstag i decaduto parlamento nazista firmando cosi l’atto di capitolazione della Germania. Zukhov rientra a Mosca trionfante sulla piazza Rossa dove lo attende Stalin che lo decore delle 3 stelle d’oro, ha solo 50 anni e il figlio del ciabattino che ha liberato Mosca, salvato Stalingrado e espugnato Berlino diventa cosi popolare che la sua fama supera quella di Stalin e di conseguenza un suo avversario molto pericoloso. Zukhov amatissimo dai suoi soldati che sono tutti dalla sua parte potrebbe a questo punto tentare la più pericolosa delle azioni cioè il colpo di Stato per eliminare il regime Staliniano, ma anche se l’esercito è a lui molto fedele non può tentare un’azione simile perche ai vertici c’è sempre la polizia segreta e quindi Stalin stesso che lo mette in disparte e qualche anno dopo gli muove anche l’assurda accusa politica di non aver pienamente assolto i doveri di membro del partito comunista e lo esilia in una cittadina degli Urali facendogli ricoprire un piccolo incarico tra l’altro sorvegliato. Stalin però lo richiama nel ’51 ma lo usa solo come facciata per mobilitare l’opinione pubblica sull’imminente guerra in Vietnam, ma nel ’53 Stalin muore e si scatena una lotta per il potere e Malenkov uno dei pretendenti lo chiama a se e si appoggia alla sua intelligenza e popolarità facendo arrestare Beria, l’altro pretendente che aveva tutta l’aria di emulare le gesta di Stalin. Ma ben presto Zukhov scopre che anche Malenkov ha certe idee da dittatore e l’amico Zukhov che era stato nominato ministro della difesa lo diffida “ Attenzione se sorge un altro aspirante dittatore, sarò il primo a torcergli il collo” costringendo Malenkov ad approvare un decreto che poneva le truppe della polizia segreta sotto l’autorità del ministero della difesa e quindi sotto Zukhov. Entrato nella fase calante Maalenkov, esce fuori il duo Kruscev-Bulganin dove il primo con qualche intimidazione rimane solo. Zukhov minaccia anche lui e questa volta lo fa con l’esercito commettendo però l’errore di criticare in pubblico le velleità dittatoriali di Kruscev e mentre Zukhov era in visita a Belgrado riunisce il comitato centrale del partito nel quale era molto stimato e sostenuto e fa mettere Zukhov sotto accusa per aver tentato di sottrarre l’esercito dal controllo del partito e al suo ritorno il generale venne esonerato dalle sue funzioni e Kruscev davanti alle masse popolari divenne l’uomo pacifista mentre Zukhov l’uomo che gli piace fare la guerra quando poi Zukhov era un sostenitore non solo della pace all’interno della nazione ma anche di una politica di distensione verso gli USA, infatti piu volte si era incontrato coi colleghi Montgomery e Eisenhower, incontro ovviamente molto criticato dal Kremlino. Quando suonerà l’ora per Kruscev i nuovi uomini del Kremlino offrirono a Zukhov il piu alto riconoscimento cioe L’Ordine di Lenin ma mai nessuno volle piu appoggiarsi politicamente a lui e messo in disparte si ritirò a vita privata rimanendo nell’anonimato tanto che per alcuni anni non si ebbero nemmeno notizie di lui fino al 1969 quando si fece vivo con un libro autobiografico “Memorie e battaglie”. Nel 1974, quasi dimenticato da tutti muore a Mosca il figlio del ciabattino di Strelkovka, il soldato che dapprima sfidò le terribili purghe di Stalin e poi le spietate truppe di Hitler. Il soldato che suggellò la capitolazione della Germania nazista.
Definito il “Cristoforo Colombo” dello spazio, l ‘uomo che ha spinto l’umanità verso una nuova era . L’era spaziale e delle comunicazioni, consacrando definitivamente l’Unione Sovietica come superpotenza mondiale.
Nato a Klushino ( Russia) il 9 marzo 1934 deceduto a Kirzac ( Russia) il 27 marzo 1968. Fu un cosmonauta e aviatore dell’aeronautica sovietica, divenuto una leggenda per essere stato il primo uomo a volare nello spazio portando a termine con successo la sua missione. Nasce da padre falegname e madre contadina, cresce in una di quelle collettività aziendali che erano sorte in Russia sul finire della rivoluzione del 1917 e si distingue a scuola per spiccate capacità nelle materie scientifiche. Tuttavia, è costretto ad interrompere gli studi a causa dell'invasione tedesca (iniziata il 22 giugno 1941), per riprenderli dopo la guerra: frequenta l'istituto tecnico industriale di Saratov e consegue il diploma di metalmeccanico. È, appunto, durante i suoi studi che Gagarin inizia ad interessarsi al volo. Nel 1955 si iscrive a un aeroclub, dove sperimenta il primo volo della sua vita su un MIG. Questa passione lo porta ad iscriversi a una scuola di aeronautica, distinguendosi per il suo talento. Nello stesso anno entra a far parte dell'aviazione sovietica; si diploma con grande profitto nel 1957 presso l'Accademia Aeronautica Sovietica di Orenburg. E' proprio nel 1957 che l'URSS lancia nello spazio lo Sputnik 1 e si progettano già i primo voli spaziali con umani a bordo. Nello stesso 1957 Gagarin sceglie di andare in Ucraina per frequentare le scuole specializzate in aviazione. Anche qui le sue doti appaiono subito fuori dal comune, tanto da guadagnarsi la stima e la fiducia dei suoi superiori, che gli consentono di collaudare sofisticate apparecchiature di volo e di approntare test altamente specializzati. La sua passione per il volo lo porterà ad essere scelto nel 1959, insieme ad alcuni colleghi, per l'addestramento con l'obiettivo di diventare cosmonauta. Gagarin dopo il soggiorno Ucraino ritorna a Zvëzdnyj gorodok insieme ad altri venti candidati per superare nuovi test attitudinali e infine fu proprio a essere scelto lui per affrontare il volo orbitale con un essere umano a bordo. A soli 27 anni, il giovane ma già espertissimo maggiore dell’Aeronautica Sovietica il giorno 12 APRILE 1962 alle ore 09:02 di Mosca, una data destinata a restare impressa per l’eternità, a bordo della navicella Vostok 1 (Oriente 1) e al celeberrimo grido di POEKHALY (Partiamo), condusse l’Unione Sovietica e se stesso a una delle più memorabili imprese della storia dell’umanità. In un volo durato circa 90 minuti a bordo della navicella guidata dalla terra vide per la prima volta ciò che nessuno aveva mai nemmeno immaginato prima di allora e riferì al mondo intero che la Terra vista dall’alto era un enorme palla blu ed era bellissima !!!. Alle ore 10:20 di Mosca il volo terminò e quello che stupì ancora di più fu che dalla base accesero i retrorazzi e Gagarin potè fare ritorno sulla terraferma sano e salvo in un campo nel villaggio di Takhtarova in Kazakstan. Solo alcuni anni fa il principale quotidiano di Mosca – Pravda ( Verità) svelò che i soldati che recuperarono Gagarin dopo essere stato espulso dalla capsula furono costretti a chiedergli i documenti d’identità, anche loro increduli di una simile impresa. Dopo di ciò Gagarin fu accolto sulla piazza Rossa a Mosca e fu decorato da Kruschev con’Ordine di Lenin, il più alto riconoscimento attribuito per meriti e servigi resi allo Stato e fu accolto e acclamato come il più grande eroe di ogni tempo, non solo dell’Unione Sovietica. Ironia della sorte 7 anni più tardi il divenuto colonnello Gagarin in un’esercitazione col suo MIG per evitare che questi dopo un guasto si schiantasse contro un centro abitato, fu costretto a deviare e schiantarsi al suolo col suo mezzo, lasciando una moglie e due figlie a soli 34 anni di età, quando era sul punto di collaudare una seconda missione spaziale lasciando però viva la sua leggenda per l’eternità. In suo onore nel centro di Mosca nel 1980 è stato eretto un monumento di 40 metri costruito in titanio, un museo chiamato appunto museo dei cosmonauti, dove è possibile vedere il suo equipaggiamento originale, il centro di addestramento dei giovani cosmonauti russi, un satellite e addirittura un asteroide e numerosi riconoscimenti da tutto il mondo, cui lasciò in eredità una nuova e futuristica era. Per onorare la sua impresa le sue ceneri sono state sepolte sulla piazza Rossa sotto le mura del palazzo presidenziale, ai piedi della torre del Senato, alla pari di Lenin, Zhukov, Stalin, e Brezhnev, dove è possibile rendere omaggio a uno dei più grandi eroi che l’Unione Sovietica abbia mai consegnato alla storia.